Il maresciallo Radetzky fu il primo operatore di droni al mondo, ma non dovremmo erigergli un monumento davanti al Parlamento della Repubblica Ceca
24. 6. 2026 / Ivan Větvička
Nel 1849 il maresciallo Radetzky fece bombardare Venezia con bombe lanciate da palloni senza equipaggio, ordinando così quello che può essere considerato il primo bombardamento con droni della storia. Ciononostante, non dovremmo erigergli un monumento a Praga, davanti al Parlamento e per di più nelle vicinanze dell’ambasciata italiana, perché bombardare una perla dell’architettura mondiale non è motivo di vanto e perché gli italiani, per molte ragioni, non conservano un buon ricordo di Radetzky.
Nel 1848 un’ondata di rivoluzioni attraversò l’Europa. Anche gli italiani insorsero contro il dominio austriaco sull’Italia settentrionale. A Milano si costituì un governo provvisorio e i veneziani proclamarono la Repubblica di San Marco. L’esercito incaricato di reprimere l’insurrezione era comandato dal feldmaresciallo Josef Radetzky. Egli riconquistò Milano e fece bombardare Venezia con l’artiglieria. Tuttavia, poiché doveva fare i conti con la gittata insufficiente dei cannoni schierati sulla terraferma e con il numero limitato di navi disponibili in mare, tentò di spezzare il morale dei difensori ricorrendo a un metodo insolito: attacchi effettuati con palloni liberi senza equipaggio. I palloni erano trasportati dal vento, mentre il momento del rilascio delle bombe era determinato da una miccia. Questi attacchi provocarono danni trascurabili rispetto al bombardamento convenzionale e per questo furono quasi dimenticati. A piegare la resistenza degli insorti furono soprattutto l’artiglieria e il blocco della città.
Il maresciallo Radetzky fu senza dubbio un eccellente comandante militare, ma non dovremmo erigergli un monumento, tanto meno in un luogo simbolicamente rilevante come quello antistante il Parlamento. Una ragione è che nell’Italia settentrionale il periodo del dominio austriaco, che Radetzky contribuì a prolungare con i suoi successi militari, è ricordato come un’epoca di occupazione, sfruttamento, miseria e declino. Gli italiani non guardano con particolare favore neppure al governo degli Asburgo in Toscana. Lo ricordano perfino i pannelli informativi destinati ai turisti nei villaggi più appartati. Spesso diciamo di non aver avuto colonie. Tuttavia, oggi gli abitanti dell’Italia settentrionale tendono a interpretare il periodo della dominazione asburgica come una forma di dominio coloniale.
Malostranské náměstí, una delle principali piazze del quartiere di Malá Strana a Praga, è oggi il luogo meno adatto della Repubblica Ceca per erigere un monumento al maresciallo Radetzky. È infatti l’unico accesso alla via Nerudova, a senso unico, dove ha sede l’ambasciata d’Italia. Ogni cittadino italiano che si recherà alla propria ambasciata in cerca di assistenza, così come ogni delegazione ufficiale diretta lì, dovrà passare accanto al monumento del maresciallo che sconfisse gli italiani nella Prima guerra d’indipendenza e bombardò Venezia. Anche chi parteciperà a un evento presso l’Istituto Italiano di Cultura di Praga scenderà dal tram proprio a Malostranské náměstí, di fronte al monumento.
Perché riaprire con tanta insensibilità vecchie ferite? Che cosa ne ricaveremo? L’Europa ne trarrà davvero beneficio?
Lasciamo piuttosto la statua di Radetzky nel Lapidario del Museo Nazionale.
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