L’esplosione di malcontento degli studenti italiani è un grido d’aiuto
21. 10. 2026 / Ivan Větvička
Sono dottorando all’Università Sapienza di Roma e alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Carolina di Praga. Le condizioni che ho trovato alla Sapienza erano, sotto molti aspetti, peggiori di quelle che avevo sperimentato nella Repubblica Ceca. Ho dovuto interrompere gli studi anche a causa delle difficoltà contro cui ora si ribellano i miei colleghi in Italia. Sulle questioni interne italiane li sostengo pienamente, a condizione che si astengano dal danneggiare il patrimonio culturale, dai saccheggi e da atti di aggressione. Dopotutto, a Roma lottano anche per i miei interessi!
L’Italia è un grande paese, con regioni molto diverse tra loro. Ammetto di non avere un quadro completo di ciò che accade in tutte le sue città. Non so nemmeno tutto quello che è successo a Roma negli ultimi giorni. Per me conta che alle proteste abbiano aderito anche gli studenti della Sapienza di Roma, di cui faccio parte. Il 12 ottobre hanno piantato le tende davanti al rettorato e protestano per alloggi più accessibili e contro il carovita. Alcune organizzazioni studentesche coinvolte in queste proteste partecipano anche alle manifestazioni filopalestinesi e chiedono l’adozione di sanzioni contro Israele. Non vedo alcun vantaggio nell’unire questi temi. Gli eventi in Israele si evolvono indipendentemente dalle condizioni del sistema di istruzione italiano. Così impostate, le manifestazioni appaiono come una rivolta generale dei giovani contro il sistema e quindi, con ogni probabilità, non porteranno a un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita degli studenti.
Eppure la situazione degli studenti a Roma e nelle altre grandi città italiane è del tutto insostenibile. Secondo l’Annuario statistico di Roma del 2025, in città risultavano iscritti 214.000 studenti universitari, non soltanto della Sapienza; il dato non comprende altri 140.000 studenti che seguivano le lezioni online. La capienza complessiva delle residenze universitarie era di 7.200 posti letto. Naturalmente una percentuale elevata degli studenti proviene da Roma e dintorni, ma il numero di posti nelle residenze resta comunque assurdamente basso. La maggior parte degli studenti fuori sede deve ricorrere al mercato privato degli alloggi, molto caro a Roma. A questo si aggiungono prezzi dei generi alimentari elevati rispetto alla maggior parte dei centri più piccoli d’Italia. I frequenti scioperi ferroviari, che si svolgono spesso proprio di sabato e di domenica, rendono inoltre più difficile tornare a casa nel fine settimana. Per questi motivi, molti italiani non possono permettersi di studiare a Roma.
Come dottorando straniero, non potevo nemmeno fare domanda per un posto in una residenza universitaria. Mi era stato promesso un contributo fino a 1.400 euro, che avrei potuto utilizzare anche per l’alloggio, ma a oggi non l’ho ricevuto, nonostante sia tornato da Roma nel marzo 2025. E una persona non è un trattore che si può lasciare in un fienile per rimetterlo in moto quando ci saranno i soldi per il gasolio. Una persona ha bisogno di mangiare, di dormire all’asciutto, se non al caldo… Alla Sapienza ho ricevuto la chiave della stanza riservata ai dottorandi soltanto alla fine del semestre, quando ormai mi serviva a ben poco. Le disfunzioni dell’amministrazione universitaria hanno ostacolato seriamente i miei studi, non soltanto durante il lungo soggiorno tra il 2024 e il 2025, ma anche in seguito. Ho dovuto annullare un successivo soggiorno di studio di un mese, previsto per settembre 2025, e restituire i fondi che mi erano stati assegnati, soltanto perché alla Sapienza non sono riusciti a convalidare in tempo i documenti necessari. Ne ho scritto più diffusamente qui: https://www.blisty.cz/art/136524-jedete-na-erasmus-nevybirejte-univerzitu-jenom-podle-postaveni-v-mezinarodnim-zebricku.html
Gli studenti della Sapienza non devono affrontare soltanto problemi di alloggio e burocrazia. Ho riscontrato anche un atteggiamento problematico dei docenti e dei supervisori nei confronti degli studenti. Per un ricevimento bisogna prenotarsi con diverse settimane di anticipo e l’incontro si svolge poi spesso come una pura formalità, tanto per farlo. L’utilità per lo studente è limitata. Non ho mai ricevuto per email i riferimenti bibliografici promessi. Nemmeno una volta, nonostante i solleciti! In compenso, mi è stato suggerito, per esempio, di cercare la bibliografia su Wikipedia. Un’altra volta, quando ho chiesto un contatto presso una casa editrice di Roma, mi è stato consigliato di cercare un editore su internet. Scusatemi, ma per ricevere consigli del genere, da dottorando, non avevo bisogno di venire da Praga fino alla Città Eterna. Il responsabile del corso di studi non è mai venuto ad assistere al nostro seminario. Quando, in via eccezionale, ha annunciato che sarebbe venuto, un’aula piena lo aspettava. Non si è presentato. Alla fine del semestre ho chiesto al docente responsabile del seminario di registrare che avevo assolto l’obbligo formativo previsto. Mi ha scritto di raggiungerlo in aula a un’ora stabilita. Sono arrivato puntuale, ho bussato, ma la porta era chiusa a chiave. Ho deciso di aspettare poco distante, in corridoio, per vedere se sarebbe arrivato più tardi. Dopo venti minuti la porta dell’aula si è aperta, ne è uscito proprio il docente che dovevo incontrare e si è diretto verso l’uscita dell’edificio. Mi sono incamminato dietro di lui. Il docente ha accelerato. Mi sono messo a correre; anche lui ha affrettato il passo e ha cominciato a scendere le scale a passetti rapidi. Io gli correvo dietro facendo rimbombare gli scarponi da trekking, con uno zaino da ottanta litri sulle spalle. Stavo per lasciare la città e avevo assolutamente bisogno della sua firma. Era una scena comica. L’ho raggiunto soltanto due piani più sotto, l’ho salutato e gli ho consegnato i documenti. Li ha firmati senza obiezioni e mi ha augurato buon viaggio. Il suo comportamento resta per me un mistero ancora oggi. Obietterete che sono stato soltanto sfortunato con i docenti? Può darsi. Ma i miei compagni di corso italiani hanno esperienze simili.
A illustrare la situazione sconfortante della Sapienza c’è anche, per esempio, il patrimonio della biblioteca di geologia. Volevo prendere in prestito una carta geologica dell’Etna, in Sicilia, il più grande vulcano attivo d’Europa. Avevano soltanto un esemplare pubblicato dopo il 1870! L’Etna è uno stratovulcano molto attivo, la cui superficie cambia continuamente. Nei circa 150 anni trascorsi dalla pubblicazione della carta, sui suoi fianchi si sono aggiunte diverse imponenti colate laviche, alcuni crateri sono scomparsi e altri si sono aperti. Ho quindi chiesto una monografia sul marmo di Carrara, vanto dell’industria estrattiva italiana. Non l’avevano: ho dovuto prenderla in prestito altrove.
La Sapienza non è davvero in buone condizioni e il soggiorno lì ha ostacolato i miei studi più di quanto li abbia agevolati. Per me è stato di gran lunga più efficace cercare informazioni, bibliografia, alloggio e altre forme di sostegno al di fuori dell’università. È molto triste, considerando che si tratta della più grande università italiana.
Le proteste attuali sono l’esito del tutto inevitabile del declino dell’università.
Nota I.
Alla fine sono sopravvissuto al soggiorno di studio in Italia e l’ho regolarmente portato a termine. Sono però dimagrito da 85 a 70 kg. Ha contribuito anche il fatto che abitavo a 450 km da Roma, in un paese dove non arrivava alcun autobus dalla stazione ferroviaria, nonostante lungo la strada ci fossero fermate con gli orari esposti. Così andavo a piedi: per raggiungere il mio nido d’aquila tra maestose cime rocciose dovevo percorrere 10 chilometri e superare 800 metri di dislivello. Quando scendevo a valle per fare provviste e nessuno mi dava un passaggio, mi concedevo un’escursione di venti chilometri con un dislivello complessivo di 1.600 metri.
Nota II.
Nonostante tutte le difficoltà, considero proficuo il soggiorno di studio in Italia. Ho incontrato molte persone estremamente interessanti e gentili, soprattutto sulle Alpi Apuane, dove mi è stato concesso il diritto di partecipare all’allestimento dei falò natalizi. L’Italia è un paese bellissimo e di straordinaria varietà, con un patrimonio culturale che non si può conoscere nell’arco di una sola vita. Alcune funzioni fondamentali dello Stato, però, stanno collassando, dai trasporti pubblici alle università.
Diskuse